Solar Warden ,Space force dietro al MEV

Fonte : Ufopedia

Progetto Solar Warden

Sostenitori  del complottismo ufologico sulle informazioni segrete degli UFO, continuano a parlare dell’esistenza di una flotta o di più astronavi terrestri incaricate di monitorare il traffico alieno nel nostro sistema solare, e addirittura per difendere il nostro sistema solare in caso di un attacco extraterrestre.Se esistesse, il progetto Solar Warden richiederebbe una tecnologia molto più avanzata di quella usata ora dall’esercito sui campi di battaglia; secondo alcune speculazioni,sarebbe la tecnologia da ingegneria inversa aliena la responsabile del rapido sviluppo di tali tipi di sistemi.

L’astronauta Edgar Mitchell, il sesto uomo a mettere piede sulla Luna, è probabilmente una delle persone di più alto profilo ad aver sostenuto apertamente la tesi sull’esistenza di alieni in visita sulla Terra. Ha affrontato il discorso in svariate interviste: ha dichiarato che le civiltà extraterrestri si trovano oltre il nostro sistema solare, che hanno visitato la Terra, e che il governo degli Stati Uniti potrebbe essere in possesso di tecnologia prelevata da ingegneria inversa aliena.

«Sospetto che nel corso degli ultimi 60 anni si sia sviluppata una sorta di ingegneria inversa che abbia portato alla creazione di questo tipo di armamento, che non è neanche lontanamente sofisticato quanto quello degli extraterrestri», ha affermato in un’intervista a radio Kerrang il dr. Mitchell, il 23 luglio 2008.

Nel 2001 il famoso hacker Gary McKinnon ha usato una serie di tecniche ingegnose per violare molti computer governativi, tra cui (e forse non limitandosi solo a) quelli della Nasa e della Marina Militare degli Stati Uniti. In una intervista del 2006 a Wired, ha dichiarato che il suo obiettivo primario era cercare dati nascosti sull’esistenza di un’energia libera o di dispositivi punto zero.

A Wired ha specificato la sua presunta scoperta, durante alcuni suoi viaggi virtuali, di un foglio excel con una lista di nomi ed una intestazione di ‘ufficiali extraterrestri’. Secondo un’intervista a Project Camelot del 2006, un altro documento era elencato come trasferimenti ‘flotta a flotta’. McKinnon non è stato in grado di confrontare i nomi con nessuna nave della marina militare statunitense, e li ha ritenuti ufficiali di un altro mondo, o appartenenti ad una ‘Marina Spaziale’.

McKinnon affermò a Project Camelot: «Se guardate la produzione Darpa (Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata per la Difesa degli Stati Uniti) attuale e degli ultimi anni, tutto ruota intorno al predominio dello spazio, è quella l’ultima frontiera. Perciò, penso sia naturale per loro voler controllare lo spazio e sviluppare in segreto una forza che vada nello spazio, ma ritengo che stiano molto probabilmente utilizzando tecnologia di ingegneria inversa degli E.T (extraterrestri)».

McKinnon disse a Wired che quando è stato scoperto era sul punto di visionare a distanza un’immagine di un Ufo su un computer della Nasanell’edificio 8 del Johnson Space Center. Alcuni mesi dopo, nel marzo del 2002, le autorità si sono presentate alla porta di casa sua nel Regno Unito. Contro di lui sono avanzate accuse di grave pirateria informatica, con la possibilità di dover scontare una pena di 70 anni e pagare una multa di circa 1 milione e 800 mila euro.

Tuttavia anni dopo la sua scoperta, la richiesta di estradizione del governo degli Stati Uniti è rimasta sospesa, finché non è stata fatta cadere. Project Camelot ha avanzato l’ipotesi che McKinnon avesse un asso nella manica – informazioni raccolte nel corso dei suoi attacchi informatici – e che le avesse usate come leva contro la sua estradizione. McKinnon non rilasciò alcuna dichiarazione a riguardo.

l termine ‘Solar Warden’ si riferisce genericamente alla flotta spaziale super segreta. Al momento non si sa con certezza a cosa sia dovuto il nome. Se tale programma esistesse, richiederebbe un’enorme capitale per costruire le sue flotte.

Secondo il Washington Post, lo scorso anno il black budget degli Stati Uniti per programmi segreti che coinvolgeva decine di agenzie era circa 48 miliardi di euro. Nel 2011 il governo degli Stati Uniti ha speso circa 631 miliardi di euro in più sulla difesa nazionale e la sicurezza interna. Ovviamente, gran parte del denaro è stato speso per combattere il terrorismo.

Ad ogni modo, se il governo decidesse di costruire una flotta spaziale con tecnologia e design esotici, il denaro potrebbe essere utilizzato, specialmente se più di una nazione fosse coinvolta e convogliasse denaro in un tale programma, come ipotizzato da alcuni sostenitori della divulgazione.

Al momento tutti i vari settori delle forze armate del governo degli Stati Uniti hanno il proprio commando spaziale, come la Air Force Space Command e la Navy’s Space and Naval Warfare System’s Command (Spawar). Tali dipartimenti hanno siti pubblici e aiutano a coordinare le forze militari di terra, quelle aeree e navali. Non è chiaro se tali dipartimenti siano collegati al cosiddetto progetto Solar Warden, o se il presunto progetto sia indipendente, con un proprio dipartimento segreto e isolato.

scritto da Paul Darin

NB: Vi sono contattisti che sostengono che gli ufo triangolari neri e le navi madri a sigaro dell’esercito americano siano forniti agli usa (o almeno i loro componenti fondamentali) dai Grigi e dai Rettiliani dell’Impero rettiliano. Quindi in realtà gli scienziati statunitensi (del Mit o Palo Alto, ecc) in realtà non comprendono a fondo il loro funzionamento e quindi gli USA non sono in grado di produrne in grosse quantità a piacere ma dipendono dalle forniture rettiliane. (ovviamente questo è frutto di teorie immaginarie del mondo ufologico )

Ora Trump ha il suo esercito spaziale: arriva la Space Force

Fonte : wired.it di Viola Rita

Sarà il sesto ramo operativo delle forze armate e ha appena ricevuto l’approvazione dalla Camera degli Stati Uniti, che ha fatto passare un budget militare totale aumentato del 3% per il 2020 .La Space Force di Donald Trump, un ulteriore ramo delle forze armate statunitensi, è sempre più vicina. La Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, infatti, ha appena approvato per il 2020 una spesa militare totale di 738 miliardi di dollari (circa 660 miliardi di euro) con un aumento di circa 20 miliardi del budget. Lo raccontano diverse testate internazionali, fra cui The New York Times. Attraverso la Space Force, l’idea di Trump è quella di dotare gli Stati Uniti di una forza militare “che renda l’America di nuovo prima anche fra le stelle”, come già annunciato nel 2018. Si tratterebbe di un sesto ramo operativo oltre all’Aviazione, Esercito, Marina, Guardia costiera e Marines). La Space Force rappresenterebbe un passo avanti per gli Usa verso un maggiore controllo militare nello spazio. Ecco cosa è successo.Il 18 giugno 2018 sono stati avanzati i primi passi per costituire la Space Force ed è stata presentata, al Dipartimento della difesa ed al Pentagono, una direttiva ufficiale per dare il via al percorso operativo necessario alla sua realizzazione. Nell’agosto 2018 è poi arrivato il discorso al Pentagono del vice di Trump, Mike Pence, che illustrava la creazione di questa nuova forza armata dedicata alle attività extra-atmosferiche. Il tutto entro il 2020, anno chiave delle elezioni e del possibile rinnovo del mandato. In questa occasione il Dipartimento della difesa, inoltre, presentava un report per la gestione delle strutture spaziali da realizzare.

Mercoledì 11 dicembre 2019 c’è stato un passaggio essenziale verso la realizzazione della Space Force. Con 377 voti a favore e 48 contrari l’approvazione è stata bipartisan e i conti militari verranno incrementati circa del 3% per realizzare la Space Force e per ottenere il cosiddetto congedo parentale retribuito di 12 settimane per i militari. Nonostante l’ampia approvazione, un piccolo blocco compatto di democratici progressisti e di repubblicani di inclinazione libertaria si sono opposti a questo progetto. Il blocco ha spiegato che l’opposizione è dovuta al fatto che mancano pilastri importanti per frenare i poteri di guerra di Trump, come si legge in un articolo dell’agenzia di stampa Reuters, inclusa l’azione di contrastare il sostegno all’Arabia Saudita nella campagna nello Yemen. L’agenzia spiega inoltre che è caduta una disposizione che rendeva più complicata l’esportazione di armi da fuoco.

In questa occasione Trump commenta il risultato su Twitter con toni entusiastici: “Wow! Tutte le nostre priorità hanno trovato compimento nell’Ndaa finale [il nome di ciascuna di una serie di leggi federali degli Stati Uniti che specificano il budget e le spese annuali del Dipartimento della difesa, ndr]”, scrive Trump, “l’aumento della retribuzione delle truppe, il congedo parentale pagato, la sicurezza dei confini, la Space Force! Congresso – non fare ulteriori ritardi rispetto a questo – firmerò questa storica legislazione sulla difesa immediatamente!”

La Space Force verrebbe creata sotto l’egida della Air Force, il ramo delle forze armate che si occupa attualmente dello spazio. La nuova Space Force avrà una serie di ruoli specifici, inclusa la gestione di satelliti che rendono possibile il sistema di posizionamento globale (Gps) e di sensori che aiutano a tenere traccia dei lanci di missili. Nel report del Dipartimento della difesa statunitense si legge che la Space Force nasce con l’obiettivo di “difendere meglio gli interessi vitali degli Stati Uniti nello spazio. Come gli altri rami militari, organizzerà, formerà e attrezzerà le forze per proteggere gli interessi relativi alla sicurezza nazionale nello spazio”. Ma a quali minacce dovrebbe far fronte? “La Cina e la Russia – si legge sempre nel documento – i nostri competitor strategici, stanno cercando in maniera evidente di ottenere risorse di combattimento nello spazio per neutralizzare le nostre nel caso di un conflitto”.

Trump lancia le forze spaziali americane, avranno 16.000 unità: gelo di Putin

Fonte : Il Messaggero ilmessaggero.it

Trump fonda l’esercito per le «guerre spaziali»

Fonte : ilsole24ore.com

arma anti-satellite 

Fonte Wiki

sono armi spaziali progettati per inabilitare o distruggere satelliti per scopi strategici militari  . Diverse nazioni possiedono sistemi ASAT operativi, altre in fase di sviluppo o di progettazione. Anche se nessun sistema ASAT è ancora stato utilizzato in una guerra , diverse nazioni hanno abbattuto i propri satelliti per dimostrare le loro capacità ASAT in una dimostrazione di forza .Lo sviluppo e la progettazione di armi anti-satellite ha seguito un numero di percorsi. Gli sforzi iniziali da parte degli USA e URSS utilizzando i missili lanciati da terra dal 1950; Molte proposte più esotiche è venuto dopo.

programmi statunitensi

Alla fine del 1950 la US Air Force ha iniziato una serie di progetti avanzati di missili strategici  sotto la denominazione di Arma di sistema WS-199A. Uno dei progetti studiati sotto l’ombrello 199A era di Martin ‘s Bold Orion missile aria-lancio balistico (ALBM) per il B-47 Stratojet , sulla base del motore a razzo dal missile sergente . Dodici lanci di prova sono state effettuate con successo tra il 26 maggio 1958 e il 13 ottobre 1959 come si è conclusa un’ALBM. Il sistema è stato poi modificato con l’aggiunta di un Altair stadio superiore per creare un’arma anti-satellite con una gamma 1100 miglia (1700 km). Solo un volo di prova della missione anti-satellite è stata effettuata, rendendo un attacco finto sul Explorer 6 ad un’altitudine di 156 miglia (251 km). Per registrare il suo percorso di volo, il Bold Orion trasmesso telemetria a terra, espulso razzi per aiutare tracciamento visivo, ed è stato continuamente monitorato dal radar. Il missile ha superato con successo entro 4 miglia (6,4 km) del satellite, che sarebbe adatto per l’uso con un’arma nucleare, ma inutile per testate convenzionali.

Un progetto simile effettuato sotto 199A, Lockheed s’ alto Vergine , era inizialmente un altro ALBM per la B-58 Hustler , anche sulla base del sergente. Anch’esso è stato adattato per il ruolo anti-satellite, e ha fatto un tentativo di intercettare l’Explorer 5 , il 22 settembre 1959. Tuttavia, poco dopo le comunicazioni di lancio con il missile sono stati persi e le confezioni di telecamere non potevano essere recuperati per vedere se il test ha avuto successo . In ogni caso, il lavoro su WS-199 progetti si è conclusa con l’inizio della Skybolt GAM-87 del progetto. Simultanee US Navy progetti sono stati anche abbandonati, anche se i progetti più piccoli hanno continuano fino ai primi anni 1970.

L’uso di Hane per distruggere i satelliti è stata considerata dopo le prove dei primi sistemi missilistici convenzionali nel 1960. Durante la Hardtack Teak di prova nel 1958 Gli osservatori hanno rilevato gli effetti dannosi della impulsi elettromagnetici (EMP) causati dalle esplosioni di apparecchiature elettroniche, e durante lo Starfish Prime di prova nel 1962 EMP da una testata 1,4 Mt fatto esplodere sopra il Pacifico danneggiato tre satelliti e che ha anche interrotto la trasmissione e la comunicazione attraverso il Pacifico. Ulteriori test di effetti di armi è stata effettuata sotto la serie DOMINIC I . Una versione adattata dell’armata nucleare  Nike Zeus è stato utilizzato per un ASAT dal 1962. Nome in codice Mudflap , il missile è stato designato DM-15S e un singolo missile è stato schierato al Kwajalein Atoll fino al 1966, quando il progetto è stato concluso in favore della USAF Thor -based Programma 437 ASAT, che era operativa fino al 6 marzo del 1975.

Un’altra area di ricerca è stata indirizzata in armi ad energia , tra cui una a propulsione nucleare di esplosione laser a raggi X proposta sviluppato presso il Lawrence Livermore National Laboratory (LLNL) nel 1968. Altre ricerche si sono basate su più convenzionali  laser o maser e sviluppato per includere l’idea di un satellite con un laser fisso e uno specchio dispiegabile per il targeting. LLNL ha continuato a considerare la tecnologia più tagliente, ma il loro sviluppo a raggi X sistema laser è stato annullato nel 1977 (anche se la ricerca di laser a raggi X era risorto nel corso del 1980 come parte del SDI ).

ASATs sono stati generalmente considerati di bassa priorità fino al 1982, quando le informazioni su un programma di successo URSS divenne noto in Occidente. A seguito del “crash program” , che ha sviluppato nel Vought ASM-135 ASAT , basato sul AGM-69 SRAM con stadio superiore Altair. Il sistema è stato adattato su un F-15 Eagle che trasportava il missile direttamente sotto la linea centrale del piano. Sistema di guida del F-15 è stato modificato per la missione e ha fornito nuovi cueing direzionale attraverso il pilota head-up display , e ha permesso aggiornamenti in corso tramite  collegamento dati . Il primo lancio del nuovo missile anti-satellite ha avuto luogo nel gennaio 1984. Il primo, e unico, l’intercettazione di successo è stato il 13 settembre, 1985. L’F-15 è decollato dalla Edwards Air Force Base , è salito a 38.100 piedi (11.613 m ) e verticalmente ha lanciato il missile al Solwind P78-1 , un gamma satellite spettroscopia a raggi in orbita a 555 km (345 mi), che è stato lanciato nel 1979. Anche se di successo, il programma è stato annullato nel 1988.

Il 21 febbraio 2008, la US Navy ha distrutto , per il malfunzionamento del satellite spia USA-193 utilizzando una nave-che ha sparato un RIM-161 Standard Missile 3 .

RUSSIA

Le origini del programma sovietico di armi anti-satellite non sono chiari. Secondo alcuni resoconti, Sergei Korolev ha iniziato un certo lavoro sul concetto nel 1956 al suo OKB-1 , mentre altri attribuiscono l’opera a Vladimir Chelomei s’ OKB-52 intorno al 1959. Quel che è certo è che, all’inizio del mese di aprile 1960, Nikita Krusciov ha tenuto una riunione nella sua residenza estiva in Crimea, discutere una serie di questioni del settore difesa. Qui, Chelomei ha delineato il suo programma razzi e veicoli spaziali, e ha ricevuto un via libera per iniziare lo sviluppo della UR-200 razzi, uno dei suoi molti ruoli essendo il programma di avvio per il suo progetto anti-satellite. La decisione di avviare i lavori per l’arma è stata fatta nel marzo 1961, come l’Istrebitel Sputnik (IS) (letteralmente ” caccia satellitare”).

Il sistema è stato “co-orbitale”, si avvicina il suo obiettivo nel tempo e poi esplodere una testata schegge abbastanza vicino per ucciderlo. Il missile è stato lanciato quando di un satellite bersaglio pista terra sale al di sopra del sito di lancio. Una volta rilevato il satellite, il missile viene lanciato in orbita vicino alla via satellite mirato. Ci vogliono 90 a 200 minuti (o uno a due orbite) per il missile intercettore per arrivare abbastanza vicino al suo obiettivo. Il missile è guidato da un radar di bordo. L’intercettore, che pesa 1400 kg, può essere efficace fino a un chilometro da un bersaglio.

I ritardi nel programma missilistico UR-200 hanno spinto Chelomei richiedere razzi R-7 per il test del prototipo della IS. Due di questi test sono stati effettuati il 1 ° novembre 1963 e il 12 aprile 1964. Nel corso dell’anno Krusciov annullato la UR-200 a favore della R-36, costringendo la IS per passare a questo lanciatore, il cui spazio versione lanciatore è stato sviluppato come Tsyklon-2 . I ritardi nel programma che ha portato all’introduzione di una versione più semplice, la 2A, che ha lanciato la sua prima è prova il 27 ottobre 1967 e una seconda il 28 aprile 1968. Ulteriori test effettuati nei confronti di un veicolo spaziale speciale bersaglio, il DS- P1-M, che ha registrato successi dalle schegge della testata IS. Un totale di 23 lanci sono stati identificati come facenti parte della serie di test IS. Il sistema è stato dichiarato operativo nel febbraio 1973.

prima intercettazione di successo del mondo è stata completata nel febbraio 1970 Il primo test di successo (il secondo assoluto) ottiene 32 colpi (ogni potevano penetrare 100 millimetri di armatura).

Test ripreso nel 1976 come risultato del lavoro degli Stati Uniti sulla Space Shuttle . Gli elementi all’interno del settore spaziale sovietico convinto Leonid Breznev che la navetta era un’arma sola orbita che sarebbe lanciato da Vandenberg Air Force Base , manovrare per evitare i siti anti-missili balistici esistenti, bomba di Mosca in un primo attacco, e quindi terreni. Anche se l’esercito sovietico era a conoscenza di queste affermazioni erano false, Breznev loro ha creduto e ha ordinato una ripresa di test è insieme a una navetta di loro. Come parte di questo lavoro il sistema è stato ampliato per consentire attacchi ad altitudini più elevate ed è stato dichiarato operativo in questo nuovo accordo il 1 ° luglio 1979. Tuttavia, nel 1983, Yuri Andropov è concluso tutto è in test e tutti i tentativi di riprendere non è riuscito. Ironia della sorte, è stato a questo punto che gli Stati Uniti ha iniziato il suo test proprio in risposta al programma sovietico.

L’Unione Sovietica anche sperimentato con grandi terrestri laser ASAT dal 1970 in poi (vedi Terra-3 ), con un numero di US spysats riferito di essere ‘accecati’ (temporaneamente) nel corso degli anni 1970 e 1980. L’URSS aveva anche studiato armi ad energia diretta, sotto il Fon progetto dal 1976, ma i requisiti tecnici necessari dei laser dinamici gas ad alta potenza e neutre o cariche fascio di particelle sistemi sembrava essere fuori portata. Nei primi anni 1980, l’Unione Sovietica ha inoltre avviato lo sviluppo di una contropartita per il sistema ASAT-aria lanciato Stati Uniti, utilizzando modificato MiG-31 ‘Foxhound’ (almeno sei dei quali sono stati completati) come piattaforma di lancio. Sistema è stato chiamato Kontakt.

L’URSS anche sperimentato con Almaz stazioni spaziali militari, li armare con fisse Rikhter R-23 autocannons.

Un ultimo disegno sovietico degno di nota è 11F19DM Skif-DM / Polyus , una stazione da battaglia orbitale con un laser megawatt-range che non è riuscito il lancio nel 1987.

Nel 1987, Mikhail Gorbachev ha visitato cosmodromo di Baikonur ed è stato mostrato un sistema anti-satellite chiamato “Naryad” (Sentry), noto anche come 14F11, lanciata da UR-100N razzi.


Ares Osservatorio Difesa

Test missilistico ASAT per la Russia
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Trascrizione : fonte : docplayer.it

1 numero 192 agosto 1984 anno XVII volume xxxiii I astraordinaria evoluzione della tecnologia militare verificatasi neli l’era nucleare ha portato a un calo precipitoso della sicurezza mondiale. Quarant’anni or sono un attacco totale non avrebbe potuto mettere in ginocchio una grande potenza se non nell’arco di parecchi mesi; oggi intere civiltà potrebbero venire distrutte nel giro di qualche ora. I satelliti artificiali sono un raro esempio di una nuova tecnologia militare che, tutto sommato, ha migliorato la sicurezza mondiale. Ciononostante, se non si prenderà sollecitamente qualche iniziativa di natura politica, gli sviluppi registrati nel campo delle armi antisatellite (AsAT) faranno ben presto superare alla corsa agli armamenti la soglia di un’era in cui i satelliti artificiali perderanno lo status relativamente sicuro di cui godono attualmente. I satelliti si trovano a essere minacciati perché hanno una doppia funzione. In tempo di pace forniscono tanto agli Stati Uniti quanto all’unione Sovietica informazioni segrete sollecite e praticamente insostituibili sulle forze e sulle operazioni militari della controparte. Di conseguenza essi sono fondamentali in molti campi della strategia militare e sono indispensabili per la verifica dell’ottemperanza agli accordi relativi al controllo delle armi strategiche. In una crisi politica che coinvolgesse le superpotenze, la prevenzione di un conflitto armato dipenderebbe in misura notevole dai satelliti nella loro qualità di strumenti atti a valutare le azioni della parte avversa. Se dovessero scoppiare delle ostilità, qualsiasi possibilità di evitare una catastrofica escalation troverebbe appoggio nel flusso ininterrotto di LE SCIENZE SCIENTIFIC AMERICAN Armi antisatellite Se non verranno prese tempestive misure per frenare l’ulteriore sviluppo di queste armi, verrà vanificato il contributo dato dai satelliti al miglioramento della sicurezza internazionale di Richard L. Garwin, Kurt Gottfried e Donald L. Hafner informazioni e di comunicazioni provenienti dai satelliti impegnati nella sorveglianza. La straordinaria capacità dei satelliti artificiali di vedere, di ascoltare e di comunicare accrescerebbe peraltro in notevole misura l’efficienza delle forze militari in tempo di guerra. Perciò i satelliti diventerebbero bersagli assai allettanti non appena le ostilità apparissero imminenti. Da tempo, di conseguenza, entrambe le parti mostrano interesse per lo sviluppo di armi antisatellite. Negli anni sessanta tanto gli Stati Uniti quanto l’unione Sovietica misero a punto armi con capacità antisatellite. Poi gli Stati Uniti smantellarono il loro sistema antisatellite e adottarono una posizione in base alla quale la loro sicurezza sarebbe stata servita meglio se essi si fossero astenuti da qualsiasi ulteriore rivalità in fatto di armi antisatellite. L’Unione Sovietica continuò, invece, per altro sporadicamente, gli esperimenti del proprio sistema antisatellite. Alla metà degli anni settanta gli Stati Uniti mutarono atteggiamento, pur sostenendo che il loro obiettivo finale continuava a essere un ambiente spaziale privo di armi. La nuova politica aveva due componenti connesse fra loro: dal punto di vista militare essa richiedeva lo sviluppo di un’arma antisatellite nuova e più sofisticata; dal punto di vista diplomatico richiedeva negoziati per concludere un trattato che, alla fine, mettesse al bando tutte le armi di questo genere. Nel 1978 ebbero inizio discussioni bilaterali sulla questione, ma i colloqui furono sospesi dagli Stati Uniti nel 1979 in seguito all’intervento sovietico in Afghanistan. Dopo di allora, nel 1981 e nel 1983, l’unione Sovietica ha presentato alle Nazioni Unite bozze di trattato che chiedevano il controllo delle armi nello spazio, ma queste iniziative non hanno mai avuto risposta da parte statunitense. el frattempo entrambe le nazioni Nhanno continuato a lavorare sulle armi antisatellite. Ciò che più conta, la concorrenza in fatto di armi spaziali potrebbe farsi più accanita se gli Stati Uniti seguissero le raccomandazioni del presidente Reagan e si impegnassero in un’indagine su vasta scala delle possibilità di realizzazione di un sistema di missili antibalistici (Asm) con base nello spazio, detta ufficialmente Strategic Defense Initiative e nota comunemente come programma Star Wars («Guerre stellari»). In realtà, dato lo stretto legame tecnologico tra le armi antisatellite e le difese contro i missili balistici, anche le prime fasi di un tale programma sarebbero impossibili se l’asm Treaty già esistente dovesse essere integrato da un analogo accordo che limitasse le armi antisatellite. Sembrerebbe che l’avvento delle armi antisatellite implichi che il ruolo benefico dei satelliti in fatto di controllo degli armamenti, di creazione di un clima di fiducia e di risoluzione dei conflitti sia stato giudicato meno importante della capacità delle armi stesse di sostenere operazioni militari vere e proprie. Nelle righe che seguono prenderemo posizione su queste questioni. Inoltre dimostreremo che esiste ancora la possibilità di negoziare un limite, che sia verificabile e militarmente significativo, da porre allo sviluppo della tecnologia antisatellite, limite che sarebbe nell’interesse della sicurezza degli Stati Uniti e del mondo nel suo complesso. Molte questioni devono essere esaminate prima di poter giudicare se sia auspicabile o possibile bloccare l’evoluzione della tecnologia antisatellite mediante negoziati. È necessario valutare il ruolo dei satelliti militari esistenti e la loro vulnerabilità alle armi antisatellite e va stimata la probabile influenza di queste ultime su vari tipi di crisi e di conflitti. L’articolo è dedicato a un esame di questi problemi e di altri a essi connessi. È importante distinguere tra i diversi tipi di satelliti militari e tra i vari modi in cui gli Stati Uniti e l’unione Sovietica dipendono da essi. Le orbite della maggior parte di questi satelliti rientrano in quattro ampie categorie: (1) orbite basse, che sono grosso modo circolari e hanno un periodo di circa 100 minuti e altezze variabili da un centinaio a parecchie migliaia di chilometri; (2) orbite geostazionarie, in cui il satellite gira intorno alla Terra seguendone la rotazione, in modo da rimanere sempre sopra un punto fisso all’equatore a un’altezza di circa chilometri; (3) orbite molto ellittiche, la cui altezza varia da parecchie centinaia di chilometri al perigeo (punto più basso) sopra l’emisfero australe a circa chilometri all’apogeo (punto più alto) sopra l’emisfero boreale; (4) orbite semistazionarie, che sono più o meno circolari su un piano inclinato a un’altezza di circa chilometri (si veda l’illustrazione a pagina 17). L’altezza di un satellite dipende dalla L’arma antisatellite statunitense è progettata in modo da essere lanciata nello spazio ad alta quota da un caccia F-15. Il razzo vettore a due stadi che trasporta il miniveicolo ad autoguida è visto qui in uno dei sua missione. Un satellite immesso in un’orbita bassa ha una visione più particolareggiata della superficie terrestre e può anche rilevare deboli segnali elettronici provenienti da sorgenti a terra, in mare o in aria. Di conseguenza. i satelliti per la ricognizione fotografica e per la sorveglianza degli oceani e quasi tutti quelli addetti allo spionaggio elettronico sono in un’orbita bassa. Quando la missione consiste nell’effettuare continuamente osservazioni di grandi aree o nel comunicare con grandi aree o con una stazione fissa a terra, si preferisce un’orbita geostazionaria. I satelliti statunitensi i cui sensori a raggi infrarossi sono progettati in modo da dare l’allarme immediato del lancio di un missile sovietico sono in questo tipo di orbita, così come lo sono praticamente tutti i satelliti americani per telecomunicazioni. Dal momento che l’unione Sovietica dispone di importanti attrezzature nella regione artica, dove è difficile avere una chiara visuale nei confronti di un satellite geostazionario che si trovi sopra l’equatore, i sovietici hanno adottato orbite estremamente ellittiche per molti dei loro satelliti della classe Molniya destinati alle telecomunicazioni e all’avvistamento avanzato. I satelliti americani del tipo Satellite Data System (si:és), che vengono impegnati nelle comunicazioni con le forze di stanza nella regione artica, seguono orbite analoghe. Un satellite immesso in un’orbita di questo genere con l’apogeo sopra l’emisfero boreale rimane visibile dalla propria stazione a terra per otto ore o più su un periodo di 12 ore. Un altro importante compito militare che richiede l’assistenza dei satelliti è la navigazione globale precisa. I primissimi satelliti da navigazione venivano immessi in orbite basse, mentre. invece, il sistema statunitense perfezionato Global Positioning System (GPs) e un analogo sistema sovietico vengono immessi attualmente a un’altezza di circa chilometri, dove è sufficiente un numero relativamente ridotto di satelliti (18 o 24) per averne in vista simultaneamente almeno quattro da qualsiasi punto della Terra. Anche l’integrated Onboard Nuclear Detection System (IONDS), destinato a rilevare e a localizzare esplosioni nucleari, sarà portato dai satelliti GPS. p ur avendo missioni analoghe, i satelliti militari degli Stati Uniti e dell’unione Sovietica hanno differenze peculiari che incidono sulla loro vulnerabilità nei confronti delle armi antisatellite. Il costante vantaggio statunitense nella microelettronica e in altre tecnologie avanzate ha fatto sì che i satelliti americani siano molto più sofisticati, più affidabili e più durevoli delle loro controparti sovietiche. La longevità è particolarmente importante per i satelliti d’alta quota, il cui lancio richiede costi molto elevati. Di conseguenza, gli Stati Uniti sono in grado di disporre di una grande varietà di funzioni con un numero minore di reti di satelliti e di mantenere queste ultime operanti con primi voli di prova che sono stati effettuati per dimostrare la compatibilità del missile con l’aereo ospite. L’emblema visibile sulla coda dell’aereo rende manifesta la missione antisatellite del sistema d’arma

2 PROVA DATA INTERCET- TORE (NU- MERO DEL KOSMOS) ALTEZZA DI INTER- CETTAZIONE (CHILOMETRI) ORBITE PRIMA DELLA INTER. CETTAZIONE RISULTATO 1 20 OTTOBRE FALLITO 2 1 NOVEMBRE RIUSCITO 3 23 OTTOBRE FALLITO 4 30 OTTOBRE RIUSCITO 5 25 FEBBRAIO RIUSCITO 6 4 APRILE RIUSCITO 7 3 DICEMBRE RIUSCITO 8 16 FEBBRAIO FALLITO 9 13 APRILE RIUSCITO LUGLIO FALLITO DICEMBRE FALLITO MAGGIO FALLITO GIUGNO RIUSCITO OTTOBRE RIUSCITO DICEMBRE FALLITO MAGGIO FALLITO APRILE FALLITO 18 2 FEBBRAIO FALLITO MARZO RIUSCITO GIUGNO FALLITO Il tasso globale di riuscita del sistema di armi antisatellite adottato dall’unione Sov’etica è stato del 45 per cento (nove intercettazioni su 20 tentativi). Negli esperimenti condotti con il dispositivo originale di autoguida radar, il tasso di riuscita è stato del 50 per cento nelle intercettazioni compiute nella prima orbita e del 70 per cento nelle intercettazioni compiute nella seconda orbita. Tutti e sei gli esperimenti condotti con un più sofisticato sensore ottico e a raggi infrarossi (voci indicate in colore) sono falliti. La scelta per l’intercettore dei tempi e dell’orbita hanno dato peso all’ipotesi che l’arma antisatellite sovietica possa essere destinata ad attaccare i satelliti cinesi anziché quelli americani. I dati sono tratti da The Soviet Year in Space: 1982 di Nicholas L. Johnson. ricambi meno frequenti. Alcuni satelliti militari statunitensi sono ancora in orbite basse e sono quindi potenzialmente vulnerabili all’attuale sistema antisatellite sovietico; tuttavia, quasi tutti i satelliti degli Stati Uniti si trovano ad altezze molto al di là della portata di questo sistema. I satelliti militari dell’unione Sovietica, d’altra parte, sono immessi prevalentemente in orbite basse e hanno anche una vita molto più breve. Questa circostanza riflette presumibilmente sia scelte operative sia carenze tecnologiche. Il secondo fattore è suggerito da notizie secondo le quali è stato il cattivo funzionamento di questo o quell’elemento del sistema a impedire ai sovietici di controllare le fasi cruciali del recente conflitto delle isole Falkland nonostante il loro grande impegno in fatto di satelliti per la sorveglianza degli oceani. Quanto alla vulnerabilità nei confronti delle armi antisatellite, una parte molto maggiore della flotta di satelliti sovietica è minacciata dall’attuale generazione di armi antisatellite di bassa quota, anche se questa vulnerabilità è compensata in certa misura dal numero maggiore di sostituzioni effettuato dall’unione Sovietica. I funzionari e le pubblicazioni del Department of Defense degli Stati Uniti affermano spesso che la frequenza di gran lunga maggiore dei lanci di satelliti da parte dei sovietici dimostra che il programma spaziale militare dell’unione Sovietica è molto più ampio di quello statunitense. In realtà, però, la disparità nella frequenza dei lanci si spiega interamente con la vita molto più breve dei satelliti sovietici. Analogamente, molti confronti sul peso lordo messo in orbita ignorano lo space shuttle americano: bastano infatti soltanto due voli della navetta spaziale per superare i circa chilogrammi immessi in orbita ogni anno dall’unione Sovietica. Anche i confronti basati sulle spese destinate ai due programmi spaziali militari dovrebbero essere trattati con cautela; la stessa metodologia porterebbe alla conclusione che l’unione Sovietica abbia una produzione alimentare più elevata di quella degli Stati Uniti. I satelliti militari hanno funzioni del tutto diverse in tempo di pace, in un conflitto limitato e in uno scambio nucleare strategico. In tempo di pace i satelliti per la ricognizione fotografica, per la sorveglianza degli oceani e per lo spionaggio elettronico immessi in un’orbita bassa forniscono informazioni indispensabili per il controllo degli armamenti e per lo spionaggio militare di normale amministrazione. Se scoppiasse una crisi, questi satelliti sarebbero particolarmente preziosi nel gestire la crisi stessa, ma non appena incominciassero ostilità non nucleari essi assumerebbero un duplice ruolo, in quanto accrescerebbero anche l’efficacia delle parti combattenti. Una volta che una crisi politica o un conflitto armato limitato corresse il rischio di provocare uno scambio nucleare strategico, anche i satelliti di avvistamento avanzato e quelli per telecomunicazioni che orbitano ad altezze elevate avrebbero una funzione doppia: costituirebbero un fattore significativo nel tentativo di evitare lo scambio, ma, se il tentativo dovesse fallire, costituirebbero un elemento importante all’attivo delle forze strategiche. Tutte le armi antisatellite attualmente I- schierate o in corso di sperimentazione hanno un’altezza massima di parecchie migliaia di chilometri o meno e, quindi, potrebbero attaccare soltanto satelliti immessi in orbite basse o estremamente ellittiche. Siccome i satelliti da avvistamento avanzato e da navigazione, quelli per la valutazione di un attacco e quelli per telecomunicazioni essenziali alle forze strategiche americane sono tutti in orbite molto alte, essi non corrono pericolo nel breve termine. L’Unione Sovietica si trova di fronte a una minaccia potenziale in certo qual modo molto più grande, poiché alcuni dei suoi satelliti per telecomunicazioni di fondamentale importanza e tutti i satelliti da avvistamento avanzato sono attualmente in orbite Molniya molto ellittiche. Fino a che punto è probabile che l’attuale generazione di armi antisatellite incida sulla stabilità di una crisi? In una guerra nucleare totale i sistemi spaziali di comando, controllo, comunicazioni e spionaggio (intelligence), indicati con C3I, sarebbero seriamente minacciati, sia che esistessero sia che non esistessero le armi antisatellite, in quanto le loro attrezzature per telecomunicazioni e i loro centri di controllo aviotrasportati o con base a terra sarebbero estremamente vulnerabili a un attacco nucleare. Per il momento le parti del sistema C 3I essenziali alle forze strategiche di ognuno dei due paesi sono in gran misura immuni da attacchi antisatellite e i satelliti in orbita bassa che sopravvivessero agli attacchi sarebbero di dubbia utilità nel caos creato al suolo da uno scambio nucleare strategico. Sembra quindi che le capacità antisatellite con qualche probabilità di essere operative in questo decennio non debbano incidere in notevole misura sulla capacità delle superpotenze di intraprendere una guerra nucleare totale, comunque si intenda l’espressione. Le stesse capacità antisatellite a bassa quota potrebbero avere per altro una notevole influenza sulle prospettive di contenere i conflitti armati limitati, ivi comprese le ostilità che comportano l’impiego di un modesto numero di armi nucleari. Il perfezionamento dei satelliti immessi in un’orbita bassa sta aumentando costantemente, così come sta aumentando la loro capacità di svolgere in tempo reale e in qualsiasi condizione atmosferica funzioni di spionaggio senza precedenti per qualità e per copertura. Navi, aeroplani, aeromobili radiocomandati e razzi sonda non saranno mai in grado di sostituire in maniera pienamente adeguata i sistemi con base nello spazio. La capacità di distruggere satelliti militari immessi in un’orbita bassa, unita al timore che i propri satelliti possano essere attaccati da un momento all’altro dalla parte avversa, potrebbe quindi far nascere la tentazione irresistibile di eliminare i satelliti dell’avversario. Di conseguenza, la capacità di distruggere senza indugio i satelliti immessi in un’orbita bassa potrebbe provocare una crisi politica o un conflitto limitato che in circostanze diverse, se non ci fossero state le armi antisatellite, si sarebbero forse potuti risolvere in sede diplomatica. Essendo convinzione molto diffusa che una guerra nucleare totale ha la probabilità massima di iniziare come scontro limitato, l’attuale generazione di armi antisatellite rappresenta chiaramente qualcosa di più di un semplice rischio secondario in un mondo che è già molto pieno di pericoli. n’arma antisatellite può attaccare la U «preda» in vari modi. L’attuale arma sovietica, per esempio, è un intercettore coorbitale: essa viene lanciata in un’orbita analoga a quella del bersaglio ed esplode in uno sciame di pallini mentre si avvicina al bersaglio. L’arma antisatellite americana è un intercettore ad ascesa diretta: viene lanciato sulla traiettoria del satellite bersaglio da un razzo, a sua volta portato ad alta quota da un aereo. La distruzione avviene per impatto diretto, senza alcuna esplosione. Sono stati proposti altri tipi di armi antisatellite, ma in questa sede parleremo soltanto di due armi di particolare rilievo. La prima è una mina spaziale: un piccolo satellite dotato di una carica esplosiva che accompagna per settimane o mesi la propria vittima potenziale e che viene fatto esplodere per mezzo di telecomando. La seconda è un sistema laser, che può avere base a terra, in aria o nello spazio. Si tratta in ogni caso di armi non nucleari. Gli Stati Uniti e l’unione Sovietica potrebbero ricorrere, come armi antisatellite, anche a missili dotati di testate nucleari, ma questo impiego avrebbe gravi svantaggi: varcherebbe la soglia nucleare in un momento critico e genererebbe un impulso elettromagnetico che potrebbe interrompere il proprio stesso sistema di comunicazioni. L’attuale arma antisatellite sovietica è stata introdotta nel Viene portata in orbita sulla sommità di un razzo vettore SS-9 modificato, un grande missile balistico intercontinentale (icbm) a combustibile liquido schierato per la prima volta negli anni sessanta. L’intercettore pesa da solo più di 2000 chilogrammi ed è lungo circa sei metri. In tutti gli esperimenti l’arma è stata lanciata da Tyuratam, nel Kazakistan, in orbite comprese in un ristretto intervallo d’inclinazioni: gradi rispetto all’equatore. I satelliti bersaglio sono stati lanciati da Plesetsk, nella parte nordoccidentale dell’unione Sovietica, in orbite caratterizzate dallo stesso intervallo di inclinazioni. L’intercettazione avviene dopo che l’arma antisatellite ha completato uno o due giri intorno alla Terra in un punto in cui la sua orbita si incrocia con quella del bersaglio. L’arma antisatellite si avvicina al bersaglio manovrando per mezzo di un sistema di radioguida montato a bordo, costituito o da un radar attivo o da un sensore passivo ottico e a raggi infrarossi. La mancanza di variazioni nell’inclinazione orbitale previsto dal programma sperimentale sovietico e il fatto che in questo intervallo di inclinazioni, vi siano così pochi satelliti statunitensi fanno supporre che forse l’arma antisatellite sovietica potrebbe essere destinata ad attaccare non tanto i satelliti americani quanto quelli cinesi. In effetti vi sono corrispondenze degne di nota fra i lanci e le orbite dei satelliti cinesi e il programma sperimentale antisatellite sovietico. Rapporti particolareggiati sul programma sperimentale sovietico sono stati forniti da molti osservatori autorevoli, fra cui alcuni funzionari delle forze armate statunitensi. Secondo queste fonti, l’unione Sovietica ha condotto dal 1968 in poi una ventina di esperimenti. (L’esperimento più recente, svoltosi il 18 giugno 1982, faceva parte di un’esercitazione USA URSS IE MOLTO ELLITTICHE RICOGNIZIONE FOTOGRAFICA NAVIGAZIONE SORVEGLIANZA DEGLI OCEANI METEOROLOGIA COMUNICAZIONI SPIONAGGIO ELETTRONICO AVVISTAMENTO AVANZATO strategica che comprendeva diversi missili balistici e due intercettori ABM; questo esperimento antisatellite fu un fallimento.) La prima serie, che durò dal 1968 a tutto il 1971, si basava su un radar attivo per l’intercettazione del bersaglio dopo due orbite. A partire dal 1976 l’unione Sovietica ha studiato la possibilità di impiego di due nuove tecniche. Una di queste comporta un avvicinamento più rapido per mezzo di un sistema di guida basato sul radar, in cui l’intercettazione viene tentata nella prima orbita; l’altra tecnica prevede l’intercettazione dopo due orbite con un sistema di guida ottico e a raggi infrarossi. Quest’ultimo sistema è fallito in tutti i sei esperimenti compiuti e l’avvicinamento più rapido con il sistema di guida radar ha funzionato in due dei quattro tentativi. La nuova serie originale di esperimenti compiuti nel ha ORBITE SEMISTAZIONARIE GEOSTAZIONARIE La distribuzione tipica dei satelliti militari schierati dagli Stati Uniti e dall’unione Sovietica in qualsiasi momento può essere analizzata in base all’altezza orbitale e alla missione. Gli unici satelliti potenzialmente minacciati dall’attuale generazione di armi antisatellite sono quelli immessi in orbite relativamente basse, rappresentate dal primo istogramma

3 USA URSS [9 Eh =9 M-no Stati Uniti e Unione Sovietica ottengono la copertura continua mediante ricognizione fotografica in due modi del tutto diversi. In genere i satelliti militari statunitensi sono molto più perfezionati, affidabili e durevoli delle loro controparti sovietiche; pertanto gli Stati Uniti ottengono lo stesso grado di copertura con un numero molto minore di satelliti. In questa illustrazione, che copre il periodo che va dal 1978 a L_J I CILI LI1E R5′ I I DOLD r5′ In LO DI tutto il 1983, i satelliti statunitensi da ricognizione fotografica sono rappresentati dagli istogrammi in grigio; quelli sovietici dagli istogrammi in colore. L’inizio e la fine di ogni istogramma indicano rispettivamente la data di lancio di ogni satellite e quella di ritorno a terra o di cessato funzionamento. Sono inclusi tutti i satelliti da ricognizione fotografica di entrambe le parti con vita effettiva di tre settimane o più. umana 3903 I I I L_11_ 1-1 i 7 7{ Uil.. IIIIIII D DO 1983 L’illustrazione è stata realizzata redazionalmente sulla base di informazioni raccolte dallo Stockholm International Peace Research Institute (smu). Gli autori dell’articolo non sono in grado di garantire l’accuratezza dei dati e quindi non hanno responsabilità in merito. spaziale dipenderebbe per altro dal tipo di satellite a cui viene destinata. Un satellite che ha scarse capacità di manovra potrebbe essere distrutto da una mina spaziale piuttosto semplice. Se il satellite bersaglio avesse a bordo sensori e fosse in grado di manovrare con efficienza, la mina spaziale dovrebbe essere un congegno sofisticato, forse più complicato degli attuali intercettori antisatellite, ma dovrebbe sempre essere più economico della «preda». E possibile anche prevedere armi antisatellite che sfruttino fasci di «energia diretta». In effetti, la Defense Advanced Research Projects Agency è impegnata in un programma dimostrativo i cui principali componenti sono un laser chimico a raggi infrarossi da due megawatt e un sofisticato sistema di inseguimento e di puntamento che assieme potrebbero costituire la base di un sistema antisatellite aviotrasportato. Anche sistemi a energia diretta più ipotetici, intesi soprattutto come mezzi spaziali di difesa contro i missili balistici, potrebbero avere un significativo potenziale antisatellite in un futuro più remoto. fatto registrare un tasso di riuscita del 70 per cento. ur essendo abbastanza affidabile, il pprogetto sovietico del 1968 è sensibile a contromisure quali disturbi elettronici intenzionali, inganno del sistema di radarguida o manovre evasive messe in atto al momento del rilevamento del lancio, dato che l’intercettazione richiede circa tre ore. Le tecniche di guida e di manovra, potenzialmente più rapide, degli esperimenti successivi non hanno dato finora risultati molto brillanti. A parte questi difetti di tipo esecutivo, il sistema antisatellite sovietico è affetto da parecchi vizi concettuali di fondo. In primo luogo, un satellite può essere attaccato soltanto quando la sua traccia sul suolo corre vicino alla base di lancio dell’arma antisatellite, condizione questa che viene soddisfatta solo quando l’orbita del satellite ha un’inclinazione più alta della latitudine della base di lancio. La cosa accade soltanto due volte al giorno e, quindi, per attaccare un dato satellite, è necessario aspettare in media sei ore. In secondo luogo, la pesante arma antisatellite richiede di per sé un grande razzo vettore, il quale può essere lanciato solo da un numero limitato di installazioni dell’unione Sovietica. In terzo luogo, è difficile lanciare questi grandi vettori a combustibile liquido in rapida successione da un unico punto. In quarto luogo, l’altezza massima che viene raggiunta negli esperimenti sovietici (e che è pari a circa 2400 chilometri) è molto inferiore all’orbita degli importanti satelliti statunitensi da navigazione, da avvistamento avanzato e per telecomunicazioni. Presi assieme, questi fattori portano dritti alla conclusione che, per distruggere tutti i satelliti statunitensi alla sua portata, la forza sovietica antisatellite avrebbe bisogno di una settimana o più. Se si dovessero attaccare satelliti a chilometri o più di altezza, sarebbe necessario un vettore molto più grande, ma, a giudicare dalla documentazione relativa agli esperimenti, è difficile che l’arma antisatellite abbia capacità di guida e di manovra tali da intercettare il bersaglio ad altezze così elevate. La nostra conclusione quindi è che l’attuale sistema sovietico antisatellite rappresenti per gli Stati Uniti una minaccia lenta, rigida e assai limitata. Un giudizio analogo è stato espresso 1’11 luglio 1979 davanti al Senato dal capo di stato maggiore dell’us Air Force, generale Lew Allen, Jr.: «È opinione generale che abbia una capacità operativa molto discutibile per pochi lanci. In altre parole, si tratta, sì, di una minaccia che ci impensierisce, ma essi non hanno attuato un programma di sperimentazione tale da farci supporre che si tratti di una minaccia molto credibile». Da allora, nel programma sovietico di esperimenti, non è accaduto nulla che possa modificare questa valutazione del L’arma antisatellite statunitense ad ascesa diretta viene lanciata da un razzo abbastanza piccolo da poter essere portato ad alta quota da un caccia F-15. Sulla base di informazioni fornite dalla rete statunitense di stazioni a terra addette all’inseguimento dei satelliti, il razzo a due stadi immette sulla traiettoria di un satellite bersaglio un dispositivo detto «miniveicolo ad autoguida». Il miniveicolo ad autoguida è un oggetto cilindrico tozzo che ha un diametro di circa 30 centimetri e un peso di circa 15 chilogrammi. Per dirigersi verso il bersaglio l’oggetto si avvale dell’azione congiunta di otto telescopi per infrarosso, di un’insieme di piccoli propulsori e di un giroscopio a laser. I sensori a’raggi infrarossi sono in grado di vedere il bersaglio sullo sfondo freddo dello spazio. Per mantenere la stabilità il cilindro ruota e il giroscopio determina quando vanno accesi i vari propulsori per portare il cilindro sulla traiettoria del bersaglio. La collisione ad alta velocità che ne consegue basta a distruggere il bersaglio, ma sono tollerabili solo errori di guida molto piccoli. T ‘a ltezza massima dell’arma antisatellite statunitense non è stata resa di pubblico dominio. Ciononostante, in una deposizione resa al Congresso è stato rivelato che, per il capo degli stati maggiori congiunti, il bersaglio che presenta la massima priorità è costituito dai satelliti sovietici – presumibilmente quelli per la ricognizione fotografica e per la sorveglianza degli oceani, immessi in orbite dell’ordine di 500 chilometri o meno – la cui missione consiste nel prendere di mira le forze americane. La prima prova di volo del nuovo sistema antisatellite statunitense è stata effettuata il 21 gennaio Secondo il Department of Defense, un F-15 ha lanciato verso un punto dello spazio un razzo che però non aveva a bordo un miniveicolo ad autoguida. Ulteriori esperimenti includeranno lo stesso intercettore ad autoguida, e l’attuale programma di esperimenti culminerà, a quanto si dice, in lanci contro bersagli costituiti da palloni aerostatici in orbita. Si pensa che il sistema diventerà operativo nel I piani originali prevedevano due squadriglie di F-15 con equipaggiamento speciale destinati a essere dislocati alla McChord Air Force Base, nello stato di Washington, e alla Langley Air Force Base, in Virginia. Le piccole dimensioni del miniveicolo ad autoguida indicano che, sfruttato in pieno, il sistema americano antisatellite sarebbe molto più versatile dell’attuale sistema sovietico. In linea di massima, qualunque F-15 può essere adattato in modo da trasportare l’arma antisatellite. L’impiego di aeroplani con base su una portaerei (o il rifornimento in volo degli F-15) consentirebbe di portare l’arma antisatellite in una posizione d’attacco in quasi ogni punto del globo. Se investissero capitali nella costruzione delle basi e delle attrezzature di controllo necessarie, gli Stati Uniti potrebbero acquisire una forza in grado di distruggere nel giro di qualche ora tutti i satelliti dell’unione Sovietica immessi in un’orbita bassa. Potrebbero essere minacciati anche i satelliti Molniya che seguono orbite molto ellittiche, ma presumibilmente prima di allora l’unione Sovietica provvederebbe a mettere i propri satelliti di avvistamento avanzato e quelli per telecomunicazioni in orbite più sicure. Oltre alle armi antisatellite già schierate o in fase avanzata di approntamento, è lecito attendersene almeno altri due tipi nei prossimi dieci anni o giù di lì. L’ordigno forse più efficace e di più tacile sviluppo è la mina spaziale, che in teoria potrebbe costituire una minaccia per i satelliti immessi in qualsiasi tipo di orbita. Essa potrebbe mantenersi in posizione per lunghi periodi di tempo, sempre a distanza abbastanza ravvicinata da distruggere, esplodendo, il bersaglio; potrebbe addirittura essere munita di una «spoletta di salvataggio» in modo da esplodere in caso di manomissione. Il grado di perfezionamento di una mina on questa panoramica della tecnologia antisatellite a disposizione, è pos- C sibile ora per noi valutare la minaccia che le armi antisatellite potrebbero costituire in futuro in una molteplicità di ipotesi. Per amore di chiarezza ci concentreremo su due futuri ben distinti: il primo è un futuro senza vincoli negoziati allo sviluppo di armi antisatellite e il secondo è un futuro in cui tutte le ulteriori prove di volo delle armi in questione vengono messe al bando. Le caratteristiche del sistema antisatellite statunitense dimostrano che, nella sceneggiatura caratterizzata dall’assenza di vincoli, è del tutto possibile che, per la fine del decennio, tutti i satelliti immessi in un’orbita bassa siano minacciati di distruzione immediata, praticamente simultanea. Non è da escludere che, a quell’epoca le mine spaziali seguano satelliti geostazionari; per attaccare i satelliti che orbitano ad altezze elevate potrebbero essere disponibili anche armi antisatellite dotate di laser. A mano a mano che la minaccia antisatellite si evolve, grandi sforzi verrebbero I razzi vettori impiegati dagli Stati Uniti per lanciare le attuali armi antisatellite sono molto diversi da quelli adottati dall’unione Sovietica. Il vettore americano a due stadi, lanciato sperimentalmente per la prima volta da un caccia F-15 nel mese di gennaio 1984, è lungo circa cinque metri; il suo carico utile (il veicolo ad autoguida non esplosivo) è lungo circa 30 centimetri e pesa intorno ai 15 chilogrammi. Il vettore russo a tre stadi, un missile balistico SS-9 modificato a combustibile liquido, schierato inizialmente negli anni sessanta (e dopo di allora ritirato dalle forze nucleari strategiche ), ha una lunghezza di circa 45 metri; il suo carico utile (la testata esplosiva antisatellite insieme con il motore di governo) raggiunge più o meno i sei metri e pesa più di 2000 chilogrammi

4 SENSORE A RAGGI INFRAROSSI TELESCOPI PER INFRAROSSO GIROSCOPIO A LASER UGELLI DEL PROPULSORE CONTENITORI DEL COMBUSTIBILE DEL RAZZO Il miniveicolo ad autoguida al centro del sistema antisatellite statunitense incorpora perifericamente otto telescopi per infrarosso, un giroscopio a laser, un calcolatore e una serie di 56 piccoli razzi propulsori per regolare la rotta. Per mantenere la stabilità il cilindro ruota intorno al proprio asse di simmetria. Il giroscopio stabilisce il momento in cui vanno accesi i propulsori per regolare la traiettoria del veicolo. Il principale fornitore dell’arma è la LTV Aerospace and Defense Company. dedicati alla protezione dei satelliti, i quali, per esempio, potrebbero venire dotati di apparecchiature per la valutazione della minaccia, di disturbatori elettronici, di falsi bersagli e di propulsori più potenti, che permettano loro di sopravvivere ad alcuni attacchi, anche se la protezione da intensi raggi laser sarebbe, nel migliore dei casi, difficile. Sarebbe necessario soprattutto diversificare le funzioni dei satelliti; in questo modo dovrebbe cambiare l’attuale atteggiamento degli Stati Uniti, che li porta a fare affidamento su un numero ridotto di satelliti polivalenti molto complessi. Per la stessa ragione dovrebbe essere sviluppata la capacità di sostituire rapidamente i satelliti particolarmente importanti. È certo che uno sforzo elaborato di questo genere sarà molto costoso e, con ogni probabilità, futile. Un satellite con una sofisticata missione di sorveglianza e di comunicazione è intrinsecamente delicato e costoso, e non si può pensare che sia pari a un ordigno più semplice e più economico il cui unico compito è quello di distruggerlo. Una volta che le capacità antisatellite diventassero troppo minacciose, si renderebbe necessario fare maggiore affidamento su sistemi di riserva, quali i razzi sonda e le attrezzature C 3I aviotrasportate. Uno sviluppo del genere andrebbe a discapito degli Stati Uniti, i quali hanno le proprie forze militari sparse in tutto il globo e fanno ormai grande affidamento sui sistemi con base nello spazio. Per fare un esempio, circa il 70 per cento delle comunicazioni miliari statunitensi a lungo raggio viene ritrasmesso ora per mezzo di satelliti. L’Unione Sovietica, d’altra parte, essendo essenzialmente una potenza continentale, ha un’elaborata rete di telecomunicazioni con base a terra e su apparecchi in volo. Secondo alcuni esperti, come Stephen M. Meyer del Massachusetts Institute of Technology, è probabile che i sovietici considerino i loro satelliti per telecomunicazioni come una riserva al loro sistema terrestre. Passando alle implicazioni politiche e militari di una competizione del genere, è stato già sostenuto da parte nostra che una minaccia effettiva contro i satelliti ridurrebbe la possibilità di poter contenere crisi e conflitti a qualsiasi livello. Una capacità antisatellite contro i satelliti geostazionari avrebbe implicazioni ancora più gravi, in quanto potrebbe accrescere le probabilità di un conflitto strategico e potrebbe distruggere componenti essenziali del sistema che, stando alle apparenze, controllerebbe una guerra nucleare strategica. Oltre a questi rischi, la rivalità nello spazio in fatto di armamenti porterebbe di per sé ad altri rischi. In un’era di accesa competizione tecnologica, caratterizzata da numerosi esperimenti contro oggetti nello spazio, non si possono non prevedere incidenti e casi ambigui in cui siano coinvolti veicoli spaziali di grande valore di una delle parti in causa o di tutte e due. Vi sarebbe quindi il grave rischio che una competizione sfrenata nel campo delle armi spaziali possa far nascere gravi crisi o provocare addirittura un conflitto armato. Che dire della seconda sceneggiatura, quella che prevede la messa al bando di ulteriori prove di volo di armi antisatellite? Questa sceneggiatura lascerebbe l’unione Sovietica con il suo attuale sistema caratterizzato da una capacità molto limitata contro i satelliti immessi in un’orbita bassa. Gli Stati Uniti avrebbero un sistema che, contro gli stessi obiettivi, è potenzialmente superiore; pur essendo soltanto in fase di sviluppo, il sistema statunitense sarebbe a un punto in cui potrebbe essere schierato e diventare operativo nel giro di parecchi anni. In questo regime, gli Stati Uniti sarebbero liberi di accrescere la sicurezza dei propri satelliti immessi in un’orbita bassa diversificandone le funzioni e aumentandone la capacità di manovra; se necessario, potrebbero venire installati a bordo anche dei disturbatori radar. Di conseguenza, i sovietici avrebbero una modesta capacità antisatellite, la cui affidabilità si eroderebbe in mancanza di esperimenti, mentre la flotta di satelliti degli Stati Uniti diventerebbe sempre più consistente. C’è ancora da chiedersi se una capacità contro i satelliti immessi in un’orbita bassa sia di importanza tanto pressante per i militari statunitensi da indurli a ignorare gli obiettivi a più lungo termine della stabilità in momenti di crisi e della stabilità nella corsa agli armamenti. Per rispondere a questo interrogativo è necessario esaminare i bersagli che vengono citati per l’arma antisatellite statunitense. Il primo è la stessa arma antisatellite sovietica. Questo però non è un obiettivo realistico, in quanto i sovietici potrebbero spargere, vicino alla propria arma antisatellite e per il tempo relativamente breve che essa trascorre nello spazio, falsi bersagli legati fra loro, confondendo in tal modo l’intercettore americano. Non è da escludere, inoltre che l’intercettore sovietico abbia una capacità di manovra sufficiente da eludere il veicolo ad autoguida degli Stati Uniti. Bersagli molto più plausibili sono i satelliti sovietici per lo spionaggio elettronico e per la ricognizione radar, fonte di preoccupazione per la marina da guerra americana. Una valutazione dei relativi vantaggi e svantaggi delle armi antisatellite per la marina da guerra è stata fatta di recente dall’ammiraglio Noel Gayler, ex comandante in capo di tutte le forze americane del Pacifico e, in precedenza, direttore della National Security Agency. L’ammiraglio Gayler fa notare che è abbastanza facile disturbare e ingannare un satellite dotato di radar e che lo spionaggio elettronico può essere impedito solo circoscrivendo i segnali emessi dalle navi, in quanto, se non vengono prese speciali precauzioni, tali segnali possono essere raccolti da altri punti di ascolto che non debbono essere necessariamente nello spazio. Attualmente però sono possibili comunicazioni ad alto contenuto di dati tra navi e satelliti per mezzo di fasci estremamente focalizzati e queste comunicazioni sono difficili da intercettare. Secondo questa valutazione, la sicurezza della flotta di satelliti statunitense è quindi di maggiore importanza per la sicurezza della Marina di quanto lo sia la capacità di distruggere i satelliti sovietici per la sorveglianza degli oceani. Tra le due sceneggiature che abbiamo appena descritto – competizione senza vincoli e una messa al bando degli esperimenti che freni ulteriori sviluppi – vi è un’altra possibilità. Essa permetterebbe a entrambe le parti di mantenere e sperimentare le proprie attuali armi antisatellite immesse in un’orbita bassa, ma impedirebbe lo sviluppo e la sperimentazione di tutte le armi che potrebbero raggiungere i satelliti che seguono orbite geostazionarie o altre orbite alte. In una situazione del genere sarebbero in pericolo i satelliti che sono importanti per le operazioni militari convenzionali, mentre sarebbero al sicuro quelli che sono cruciali per le forze strategiche. na competizione senza vincoli nel U campo delle armi antisatellite a- vrebbe anche una grande influenza sulle armi strategiche, poiché le armi antisatel- Le orbite tipiche dei satelliti militari degli Stati Uniti e dell’unione Sovietica sono di quattro categorie le cui caratteristiche sono evidenziate dai piani che si intersecano. I satelliti la cui missione richiede un’orbita relativamente bassa (compresa, per esempio, tra 150 e 2000 chilometri) vengono immessi in un’orbita grosso modo circolare e più o meno polare con un periodo di circa 100 minuti e un’inclinazione orbitale compresa fra 65 e 115 gradi rispetto all’equatore (a). I satelliti immessi in un’orbita geostazionaria ruotano intorno alla Terra a un’altezza di circa chilometri e rimangono sempre sopra un punto fisso dell’equatore (b). I satelliti in un’orbita molto ellittica, inclinata di circa 63 gradi. scendono sopra l’emisfero australe a un’altezza di diverse centinaia di chilometri al perigeo (punto più basso) e salgono. all’apogeo (punto più alto). a circa chilometri sopra l’emisfero boreale (c). I satelliti in orbita semistazionaria seguono un percorso grosso modo circolare con un’altezza di circa chilometri e un’inclinazione compresa fra 63 e 65 gradi (d). Le orbite sono disegnate in scala. 16 C) 17

5 lite e le difese antimissili balistici sono strettamente affini. Questa affinità è illustrata dal sistema antisatellite degli Stati Uniti, in quanto il miniveicolo ad autoguida è fondamentalmente lo stesso dispositivo progettato per l’intercettazione a metà strada degli icievt nel programma Homing Overlay dell’us Army. Un esame particolareggiato del rapporto fra armi antisatellite e difesa contro i missili balistici è stato presentato in un recente documento da Donald M. Kerr, Jr., direttore del Los Alamos National Laboratory. A questo documento si è appellato anche George A. Keyworth II, consigliere scientifico del presidente, il quale suggerisce, come primo passo verso un sistema spaziale di difesa antimissili balistici, lo sviluppo di un’arma antisatellite a laser. L’affinità tecnologica tra armi antisatellite e difesa antimissili balistici ha importanti implicazioni politiche, perché mette a nudo la più grossa scappatoia per eludere l’anm Treaty del Come dice l’arms Control Impact Statement del presidente degli Stati Uniti (aprile 1983), «il divieto posto dall’i” Treaty allo sviluppo, alla sperimentazione e allo schieramento di sistemi ABM, o di componenti di tali sistemi, con base nello spazio vale anche per la tecnologia a energia diretta o per qualsiasi tecnologia usata a tale fine. Per questo motivo, quando entrano in fase di sperimentazione sul campo, i programmi a energia diretta trovano un freno in questi vincoli posti dall’anm Treaty». L’ABM Treaty però non proibisce lo sviluppo o la sperimentazione di tecnologie antisatellite; tutto ciò che esso proibisce è l’effettiva interferenza con «mezzi tecnici nazionali» di verifica, vale a dire con i satelliti usati a tale scopo. Fino a quando l’abm Treaty non sarà integrato da un trattato che limita lo sviluppo delle armi antisatellite, si potrà affermare che un’arma in fase di sviluppo è intesa come arma antisatellite anche se il suo fine ultimo è la difesa contro i missili balistici. A differenza dei satelliti, i missili sono robusti, piccoli, facilmente circondabili da una nube di falsi bersagli e si muovono lungo traiettorie che bisogna necessariamente determinare al momento dell’intercettazione. Pertanto quasi tutti i sistemi di difesa contro i missili balistici sarebbero efficaci armi antisatellite molto prima di acquisire una qualsiasi capacità contro i missili balistici stessi, e per anni sarebbe difficile confutare un’affermazione del genere. Questo vale in particolar modo per le armi a energia diretta, le quali potrebbero anche essere in grado di distruggere un bersaglio a lungo raggio e presentare quindi una minaccia potenziale per i satelliti geostazionari. In un sistema di difesa antimissili balistici, un’arma di questo genere deve necessariamente danneggiare il proprio bersaglio al massimo nel giro di un minuto, mentre potrebbe indugiare su un satellite per ore. Per tutte queste ragioni un’arma intesa ad avere soltanto una capacità antisatellite verrebbe quasi inevitabilmente percepita dall’avversario come un sistema nascente di difesa contro i missili balistici. Poiché la risposta più economica e più efficace alla difesa contro i missili balistici è un rafforzamento delle forze strategiche offensive, un tale rafforzamento è una probabile conseguenza di un programma antisatellite vigoroso e innovativo. Un trattato sulle armi antisatellite potrebbe avere uno o più dei seguenti obiettivi: potrebbe vietare la sperimentazione, il possesso e l’uso di tali armi; potrebbe limitare l’interferenza non distruttiva nelle funzioni di un satellite; potrebbe proibire qualsiasi manomissione dei satelliti che ne modificasse la traiettoria o l’assetto o ne danneggiasse permanentemente la capacità di funzionare; potrebbe limitare i rapidi incontri ravvicinati fra due oggetti spaziali qualsiasi, a chiunque essi appartengano, in modo da impedire l’effettuazione di manovre aventi un potenziale antisatellite; potrebbe istituire un «codice stradale» che riducesse al minimo gli incontri ravvicinati involontari (o forse anche volontari). L’esame di tutte queste misure utili ci porterebbe troppo fuori strada. Ci concentreremo invece su quelle disposizioni del trattato che a nostro avviso sono indispensabili se si intende porre un freno alla crescita dell’attuale minaccia antisatellite con un’adeguata verifica dell’ottemperanza al trattato stesso. Secondo l’opinione generale, erano questi, a grandi linee, gli obiettivi che gli Stati Uniti si erano prefissi nei negoziati che furono sospesi nel a crescita della minaccia antisatellite verrebbe ostacolata nella maniera più efficace dalla messa al bando di tutti gli esperimenti di una tale arma contro qualsiasi oggetto nello spazio, quale che fosse il tipo di base per l’arma stessa. La verifica verrebbe resa attendibile rinunciando al divieto di possedere armi antisatellite, non ponendo restrizioni alle contromisure contro i satelliti (fin ‘tanto che queste attività non provocano danni) e proibendo gli esperimenti di armi lanciate dallo spazio contro bersagli a terra o nell’atmosfera, poiché tali attività potrebbero mascherare esperimenti antisatellite. Ovviamente un trattato proibirebbe anche l’uso di armi contro i satelliti di altre nazioni. Un trattato modello, redatto lungo queste linee da un gruppo di ésperti riunitisi sotto gli auspici della Union of Concerned Scientists, fu presentato da due di noi (Garwin e Gottfried), accompagnati dall’ammiraglio Gayler, a una riunione tenuta a tale scopo nel maggio del 1983 ORBITA DEL SATELLITE BERSAGLIO ORBITA DELL’ARMA ANTISATEL LITE L’intercettazione coorbitale è il tipo di attacco adottato dall’unione Sovietica per il proprio sistema antisatellite. L’arma viene immessa in un’orbita che, grosso modo, è la stessa del bersaglio ma in genere leggermente più alta o leggermente più bassa. Nel caso illustrato l’arma antisatellite è in un’orbita leggermente più bassa e quindi raggiunge il bersaglio anziché andargli incontro. Nelle fasi finali dello scontro, che sono raffigurate nell’ingrandimento qui sopra, l’arma antisatellite e il bersaglio si trovano in orbite che vengono definite radenti; l’arma antisatellite, dotata di un dispositivo di autoguida radar o ottico e a raggi infrarossi, si avvicina al bersaglio sia di fianco sia dal Foreign Relations Committee del Senato. La bozza di trattato sottoposta dall’unione Sovietica all’onu nell’agosto del 1983 è analoga, nei punti fondamentali. al nostro trattato modello, in quanto prevede anch’essa l’immediato smantellamento di tutte le armi antisatellite e non contiene più la maggior parte di quegli elementi della bozza di trattato sovietico del 1981 che furono criticati da noi nel corso della suddetta riunione del comitato senatoriale. Nella sua ultima comparsa in pubblico, il premier sovietico Andropov annunciò una moratoria degli esperimenti antisatellite da parte dell’unione Sovietica, moratoria che sarebbe durata fin tanto che gli Stati Uniti si fossero astenuti dal compiere esperimenti. Sarebbe possibile verificare adeguatamente una simile messa al bando degli esperimenti? Gli Stati Uniti hanno una rete mondiale di radar da inseguimento spaziale e di telescopi che permettono all’air Force di tenersi aggiornata su tutti i lanci e gli oggetti spaziali sovietici. Dal momento che gli Stati Uniti hanno un’esperienza di 15 anni in fatto di controllo degli esperimenti antisatellite compiuti dai sovietici alla luce del sole, gli esperimenti clandestini del sistema attuale potrebbero sperare di sfuggire al rilevamento solo se attaccassero un punto nello spazio anziché un bersaglio e se evitassero manovre inconsuete caratteristiche delle armi antisatellite. Tenuto conto dei precedenti dell’unione Sovietica in questo campo è difficile che si possa ottenere molto da un tale programma di esperimenti estremamente limitato. Il controllo costante degli esperimenti segreti di nuovi tipi di armi antisatellite deve essere considerato caso per caso, ma tutti questi esperimenti si troverebbero di fronte a una molteplicità sempre maggiore di mezzi di sorveglianza. La rete radar statunitense è stata migliorata di recente dal punto di vista qualitativo in modo da offrire una maggiore precisione nel rilevamento e una più ampia copertura. Il sistema Ground-based Electro-Optical Deep Space Surveillance (GEODSS) fornirà, quando sarà completato nel 1987, dati ottici e orbitali estremamente particolareggiati su oggetti spaziali alti nel cielo, come quelli immessi in orbite geostazionarie. Inoltre, nell’ambito di una messa al bando degli esperimenti, si potrebbe forse prendere la decisione di sviluppare veicoli spaziali progettati espressamente per far rispettare il divieto. Tali veicoli potrebbero fotografare e inseguire oggetti sospetti, misurare la loro emissione nell’infrarosso per vedere se sono riscaldati da laser e controllare le attività legittime nello spazio e al suolo che abbiano un potenziale antisatellite. Pur ponendo grossi ostacoli sulla strada dello sviluppo della tecnologia antisatellite, una messa al bando degli esperimenti lascerebbe entrambe le parti libere di proteggere i propri satelliti contro la residua minaccia presentata da qualsiasi capacità antisatellite che continuasse a esistere. Perché non eliminare questa minaccia residua con un bando al possesso di armi antisatellite, tenendo conto soprattutto dell’offerta sovietica in tal senso? È ovvio che un bando di questo genere sarebbe utile, ma bisogna riconoscere che sarebbe difficile da verificare. Anche l’intercettore sovietico di maggiori dimensioni, per non parlare delle molto più piccole armi statunitensi, potrebbe essere immagazzinato segretamente. Per di più, se i sovietici dovessero smantellare tutte le attrezzature capaci di lanciare la loro arma antisatellite, intralcerebbero il loro programma spaziale. Pertanto un eventuale divieto di possedere armi antisatellite e Io smantellamento di attrezzature già utilizzate negli esperimenti sovietici antisatellite dovrebbero essere considerati soprattutto come una misura preziosa per creare un clima di fiducia, non come un’importante clausola verificabile di un trattato. In ogni caso, se da dietro. Poi la testata esplode, lanciando verso il bersaglio una raffica di pallini come un fucile da caccia. In tutti i venti esperimenti condotti dal 1968 in poi, l’arma è stata lanciata da una località del Kazakistan. L’intercettazione è avvenuta o nella prima o nella seconda orbita

6 le prestazioni del sistema antisatellite sovietico fossero bloccate al loro livello attuale da una messa al bando degli esperimenti, l’affermazione fatta nel 1979 dal capo di stato maggiore dell’air Force dimostra che l’unione Sovietica non potrebbe acquisire un vantaggio militare significativo nascondendo un certo numero di intercettori. l’atteggiamento dell’amministrazione Reagan nei confronti del controllo delle armi antisatellite è stato finalmente chiarito da un rapporto trasmesso al Congresso il 31 marzo. Il Defense Appropriations Act for Fiscal Year 1984 comprende una clausola in base alla quale circa 19 milioni di dollari del programma antisatellite non si potranno spendere a meno che il presidente non fornisca un rapporto che descriva i «passi specifici che (egli) si propone di compiere… per cercare un accordo verificabile con l’unione Sovietica per mettere al bando o limitare rigorosamente i sistemi AsAT presenti e futuri». La conclusione essenziale del rapporto del presidente è che «fino a questo momento non sono stati trovati, oltre a quelli che già regolano le attività militari nello spazio esterno, accordi o intese che siano giudicati di interesse generale per gli Stati Uniti e per i loro alleati», e che di conseguenza non c’è nessuna ragione per avviare trattative in questo momento. Varie argomentazioni vengono citate a sostegno di questa conclusione: la possibilità che l’unione Sovietica conservi un certo numero di intercettori antisatellite; la difficoltà di controllare gli esperimenti antisatellite; la connessa minaccia di un improvviso spiegamento da parte sovietica di armi sviluppate clandestinamente; la possibilità che armi non intese soprattutto per scopi antisatellite, come gli ICBM, vengano usate per attaccare i satelliti e le loro stazioni a terra; il problema di definire un’arma spaziale (nel contesto delle contromisure elettroniche, dei veicoli spaziali di manovra e di certi sistemi commerciali non specificati) e la minaccia costituita per le forze statunitensi, e in particolare per la marina da guerra, dai satelliti sovietici da ricognizione e da individuazione del bersaglio. Molte delle questioni sollevate dall’amministrazione Reagan – il significato politico degli intercettori esistenti che Per il loro sistema antisatellite gli Stati Uniti hanno programmato l’intercettazione in ascesa diretta. L’F-15 lancia il razzo vettore a due stadi nella direzione generica del bersaglio sulla base di informazioni fornite da una stazione di controllo a terra. Il miniveicolo ad autoguida viene spinto ad altezza orbitale dai vettori, i quali si staccano e cadono al suolo a mano a mano che esauriscono il combustibile. L’arma segue poi una traiettoria balistica finché non si avvicina al bersaglio: a questo punto subentra il sistema di guida a raggi infrarossi che porta il veicolo in collisione con esso. La distruzione avviene per impatto ad alta velocità. L’attuale programma di esperimenti si concluderà con lanci contro palloni aerostatici in orbita. potrebbero benissimo rimanere nell’arsenale sovietico, la verifica di un’eventuale messa al bando degli esperimenti, la vulnerabilità della marina da guerra nei confronti dei satelliti sovietici e la credibilità del potere di scoraggiare un attacco ai satelliti statunitensi con la minaccia di rappresaglia nei confronti dei satelliti sovietici – sono già state trattate in questa sede. Non abbiamo parlato della vulnerabilità dei satelliti e dei relativi sistemi di riserva di fronte a un attacco portato con armi strategiche, perché questo è un pericolo che può essere evitato soltanto rimanendo in pace; non ci siamo preoccupati neppure delle minacce marginali e maldefinite. Parecchi punti meritano ciononostante un ulteriore commento. In primo luogo, c’è la dichiarazione dell’amministrazione secondo cui un’adeguata verifica di una messa al bando degli esperimenti non è possibile. Questa affermazione si basa sul confronto fra una tecnologia delle armi in evoluzione e una capacità di verifica statica e ignora il fatto che il governo americano ha rivelato una conoscenza particolareggiata nel programma sovietico antisatellite esistente. Un regime caratterizzato da vincoli posti da un trattato potrebbe, anzi dovrebbe, essere accompagnato da appropriati investimenti in tecnologie di sorveglianza più efficaci. In una deposizione resa al Congresso 1’1 marzo a sostegno del programma «Guerre stellari», il sottosegretario alla Defense for Research and Engineering, Richard D. DeLauer, descrive un ambizioso progetto per un’attrezzatura spaziale di inseguimento e di acquisizione del bersaglio che impiega tecnologie radar, laser e altre. Si suppone che questo vasto complesso acquisisca la capacità di rilevare la presenza e di inseguire simultaneamente decine di migliaia di oggetti spaziali, di discriminare fra di essi e di decidere automaticamente il modo più opportuno di attaccarli. Esso «deve necessariamente funzionare alla perfezione anche in presenza di disturbi provocati dagli effetti di armi nucleari o di un attacco nemico diretto». Ovviamente un sistema molto più semplice e più economico potrebbe raccogliere e analizzare i dati relativi agli eventi sporadici e isolati, che debbono necessariamente essere controllati in tempo di pace per conservare la fiducia in un trattato che metta al bando gli esperimenti antisatellite – un compito che può essere svolto tranquillamente da uomini e macchine. n secondo luogo, va confrontato il costo I del mantenimento di un dato livello di sicurezza per i satelliti, tanto in presenza quanto in assenza di armi antisatellite. Se tali armi sono in fase di sviluppo e di schieramento è necessario avere un sistema di sorveglianza dello spazio che sia molto più versatile, resistente e ad azione rapida di quanto lo sarebbe se il controllo riguardasse soltanto una messa al bando degli esperimenti. Se le armi sperimentate sono pronte legittimamente ad attaccare i satelliti, è necessario che questi possano contare su misure protettive molto migliori e su un sistema di riserva più elaborato di quanto sarebbe il caso in una situazione in cui si tema soltanto che possa esistere una minaccia antisatellite rigorosamente limitata. Calcolando il costo dell’approvvigionamento di un programma antisatellite non va assolutamente dimenticato il costo di queste elaborate attrezzature di sorveglianza, misure protettive e sistemi di riserva. In terzo luogo, la dichiarazione dell’amministrazione non fa alcuna distinzione fra sistemi che presentano potenzialmente una minaccia immediata e simultanea contro tutti gli elementi costitutivi di una flotta di satelliti e sistemi che potrebbero attaccare soltanto uno o solo pochi satelliti in un modo che darebbe il tempo per un’azione evasiva o per una sostituzione. L’intercettore e le future armi a energia diretta degli Stati Uniti appartengono alla prima categoria; l’intercettore coorbitale, gli aerei di manovra e i satelliti commerciali sovietici appartengono alla seconda. La prima categoria è quella che costituisce una significativa minaccia militare ed è anche quella più facilmente esposta a un trattato che metta al bando gli esperimenti. Nel giudicare il valore di qualsiasi proposta relativa al controllo degli esperimenti è bene riconoscere che nessun trattato può essere sottoposto a controllo in maniera perfetta. Quello che conta in definitiva è se le attività che plausibilmente potrebbero sfuggire al rilevamento presentino un rischio maggiore dei pericoli che verrebbero creati da un regime caratterizzato dall’assenza di un trattato. Tenendo presente questa osservazione, consideriamo il pro e il contro dei futuri che abbiamo ipotizzato in alternativa. Il primo regime, caratterizzato da una competizione senza restrizioni di sorta, esporrebbe alla fine tutti i satelliti alla minaccia di distruzione immediata; vi sarebbe perciò un rischio sempre maggiore che crisi e conflitti sfuggano a ogni controllo. Nel secondo regime, quello in cui si farebbero sentire i vincoli imposti da un trattato sulla messa al bando degli esperimenti, i satelliti non sarebbero sicuri in maniera assoluta, ma i pericoli cui essi si troverebbero di fronte si evolverebbero a poco a poco e potrebbero essere superati con misure facilmente accessibili a un costo ragionevole. Il regime senza vincoli di sorta dovrebbe essere favorito soltanto se l’una o l’altra delle due parti prevedesse di acquisire un vantaggio durevole in fatto di armi capaci di distruggere satelliti e missili balistici. Personalmente non ci aspettiamo nulla del genere. L’intera esperienza post-hiroshima dimostra che nessuna delle due superpotenze può conservare un vantaggio militare in qualsiasi tecnologia che costituisca una grave minaccia per l’altra e che l’esito di una tale competizione è quello di ridurre il livello di sicurezza per entrambe le parti. Non si dispone di alcuna prova che, a questa regola. faccia eccezione un’eventuale competizione senza vincoli nel campo degli armamenti spaziali. PROBLEMI DEL TERZO MONDO LE SCIENZE edizione italiana di SCIENTIFIC AMERICAN ha dedicato all’argomento diversi articoli: LE POPOLAZIONI DEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO di P. Demeny (n. 79) Queste popolazioni, che costituiscono quasi i tre quarti della specie umana, continueranno a crescere rapidamente nei prossimi decenni. È necessario accelerare il processo di autoregolazione. TECNOLOGIA E PAESI IN VIA DI SVILUPPO di G. Myrdal (n. 79) L’introduzione delle tecnologie moderne nei paesi in via di sviluppo richiede notevoli adattamenti per la diversa situazione socioeconomica e culturale e per la diversa disponibilità dei fattori di produzione. IL POTENZIAMENTO DELL’AGRICOLTURA NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO di W. D. Hopper (n. 104) I paesi poveri potranno raggiungere l’autosufficienza alimentare se la loro agricoltura verrà modernizzata e la loro economia ristrutturata con il trasferimento di risorse tecniche e finanziarie dalle nazioni ricche. IL PIANO DI VALORIZZAZIONE DELLA VALLE DEL GIUBA di P. G. Cannata (n. 110) Questo piano, frutto di una collaborazione internazionale, è un chiaro esempio di come le nuove strategie di sviluppo debbano tenere conto delle reali esigenze del paese in cui sono attuate. LA LOTTA CONTRO L’EROSIONE DEL TERRENO IN NIGERIA di P. G. Cannata e D. Fanciullacei (n. 155) Nella regione dell’ex Biafra, dove l’ambiente tropicale è altamente degradato e sovrappopolato, è in fase di realizzazione un progetto che utilizza contemporaneamente strumenti tecnici e di recupero sociale

Droni che agganciano satelliti. Ecco la geopolitica dello spazio

Fonte : formiche.net

La Northrop Grumman, una delle principali aziende aerospaziali fornitrici del Pentagono, ha lanciato nello Spazio un drone automatico (Mev, Mission extension vehicle) che, per la prima volta nella storia, ha agganciato un satellite commerciale americano, Intelsat 901, che da 19 anni era in orbita geostazionaria e stava esaurendo il propellente di bordo.

Grazie al Mev, Intelsat (grande società privata di servizi satellitari che annovera il Pentagono tra i suoi più importanti clienti) potrà utilizzare il proprio satellite per altri cinque anni. “Il nostro drone è in grado di fornire un servizio innovativo di estensione della vita satellitare”, ha dichiarato il presidente della Northrop Grumman. “Insieme a Intelsat – ha aggiunto – abbiamo compiuto il primo storico passo nell’era pioneristica dei servizi logistici nello Spazio per clienti commerciali e governativi”. Ma la valenza commerciale del drone spaziale americano, sottolineata da tutti i media, è in realtà secondaria.

Infatti, pochi giorni dopo la missione riuscita del Mev, la Darpa (agenzia Usa che si occupa dei progetti di ricerca avanzati nel campo della Difesa) ha selezionato la Northrop Grumman per il programma “Robotic Servicing of Geosynchronous Satellites”. Ha l’obiettivo di realizzare un’intera flotta di droni al servizio del Pentagono ed esplicita l’aspetto strategico dei nuovi veicoli spaziali. I droni che agganciano i satelliti in orbita non sono solo sistemi di supporto o di rifornimento, ma anche sofisticati e innovativi mezzi di attacco nello Spazio in grado di rimuovere fisicamente i satelliti nemici dalla loro posizione orbitale. E la scelta americana di provare per la prima volta un aggancio automatico di questo tipo sul satellite Intelsat 901 è stata tutta politica, dato che proprio quest’ultimo nel 2015 fu avvicinato e spiato da un misterioso satellite russo, denominato “Luch”, che gli stazionò accanto per molte settimane nonostante le forti proteste di Washington.

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Un drone spaziale che aggancia un satellite a 36mila chilometri di quota e ne cambia l’orbita. Non è solo una straordinaria foto in bianco e nero (la prima nella storia di questo tipo), ma anche un messaggio che Washington recapita e Mosca. La foto è il simbolo della geopolitica dello Spazio: ecco perché. L’opinione dell’ingegnere ed esperto aerospaziale

Laser francese potrà neutralizzare satelliti nemici senza distruggerli

Fonte : it.sputniknews.com

La Francia sta progettando un laser anti-satellite in grado di neutralizzare un bersaglio senza distruggerlo fisicamente, comunica BFM TV. Si tratta di sistemi altamente efficaci e meno distruttivi dei missili balistici e li hanno anche Russia e Cina.

Il centro di ricerca spaziale francese ONERA (Office National d’Etudes et de Recherches Aerospatiales), sotto il controllo del Ministero della Difesa del paese, sta progettando un laser che potrà neutralizzare l’avversario senza distruggerlo fisicamente, scrive il sito BFM TV, rimandando al giornale Challenges. Il giornale spiega che quest’arma di difesa potrà sconfiggere bersagli tra 400 e 700 km sopra al livello del mare.

Secondo BFM TV non ha senso distruggere un satellite con un missile balistico, come ha recentemente fatto l’India: in questo modo migliaia di frammenti si disperdono viaggiando a velocità elevatissime.

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L’India distrugge un satellite spia con un missile, i detriti minacciano anche l’ISS

il primo ministro indiano Modi ha dichiarato che l’agenzia spaziale del Paese ha testato con successo una nuova arma anti-satellite distruggendone uno già in orbita. L’amministratore della Nasa Jim Bridenstine afferma che il test potrebbe mettere in pericolo altri satelliti e oggetti in orbita, inclusa la Stazione spaziale internazionale. Il satellite distrutto grazie a un missile sarebbe il Microsat-r, un satellite spia lanciato pochi mesi fa proprio in India. L’esplosione ha creato un campo di detriti a diverse altitudini, tra cui quella in cui si muove l’ISS, e nel peggiore dei casi, alcuni di questi potrebbero danneggiarla. Alcuni frammenti sono troppo piccoli per essere tracciati dalla NASA, il che significa che l’agenzia statunitense non avrà modo di prevedere in anticipo un possibile impatto. “In questo momento stiamo rilevando degli oggetti abbastanza grandi – stiamo parlando di 10 cm o più grandi – in totale sono circa 60 i detriti tracciati”, ha annunciato Bridenstine lunedì. Alcuni frammenti perderanno quota e alla fine bruceranno nell’atmosfera, ma i detriti ad alta quota potrebbero entrare nell’orbita della ISS. Si tratta di un impatto che potrebbe verificarsi anche tra alcuni mesi, dal momento che esistono frammenti anche ad altitudini superiori e che continueranno a scendere.06 aprile 2019

Fonte : LaStampa.it